Due poesie attraversano questo progetto di Occupy W.C.: Poesia di morte e La freccia nera / L’oscurità della prigione. Sono state scritte da prigionieri detenuti e torturati nel carcere di Guantánamo, all’interno della base navale statunitense di Guantánamo Bay, nel sud-est di Cuba.
Le loro parole trasformano l’esperienza della prigionia in testimonianza, memoria e atto poetico. Da qui prende forma il dialogo con Io sono il tempo: una riflessione sulla resistenza della poesia oltre la violenza e l’oblio.
La freccia nera
La freccia nera
Nelle celle dei prigionieri musulmani
della base navale c’è una freccia
che indica la Mecca.La base si trova a 19° 54′ 42,95″ Nord
e a 75° 09′ 11,75″ Ovest.
La Mecca a 21° 25′ 01″ Nord
e a 39° 49′ 00″ Est.12.793 chilometri sopra l’Atlantico,
il Sahara e il Mar Rosso
devono percorrere le loro preghiere:
minima impertinenza geografica
che non impedirà loro il Paradiso.E se gli americani
non avessero messo le frecce,
allora
che cosa?
José Ramón Sánchez Leyva
L’oscurità della prigione
Oscurità della prigione, pianta la tua tenda.
Noi amiamo l’oscurità.
Perché dopo le ore buie della notte,
l’alba dell’orgoglio sorgerà.Lasciate che il mondo, con tutta la sua beatitudine, svanisca —
basta che siamo nella grazia di Dio.
Un ragazzo può disperarsi di fronte a un problema,
ma noi sappiamo che Dio ha un disegno.Anche se le fasce si stringono e sembrano indistruttibili,
si frantumeranno.
Coloro che persistono raggiungeranno la loro meta;
coloro che continuano a bussare guadagneranno l’entrata.Oh, crisi, rafforzati!
Sta per irrompere il mattino.
Abdulaziz
Abdulaziz
Abdulaziz, che preferisce non rivelare il cognome, si era appena laureato all’università nella sua città natale, Riyadh, quando iniziò l’intervento statunitense in Afghanistan. Partì alla ricerca del fratello per riportarlo a casa.
Dopo la cattura da parte delle forze dell’Alleanza del Nord, fu torturato in una prigione afghana, consegnato all’esercito statunitense nel 2002 e trasferito a Guantánamo insieme al fratello. Entrambi furono classificati come «combattenti nemici»; il fratello venne successivamente rilasciato.
Io sono il tempo
«Io posso aspettare più a lungo di te, perché sono il Tempo.»
Così scrive Salvador González Escalona, artista cubano recentemente scomparso, in uno dei suoi murales nel Callejón de Hamel, all’Avana. Da questa frase nasce il progetto di Occupy W.C.: il Tempo diventa Poesia, memoria e possibilità di resistenza.
La poesia prende forma attraverso le voci di tre artisti cubani — Alexander Beatón Galano, Pedro Gutiérrez Torres e José Ramón Sánchez Leyva — invitati a raccontare il proprio mondo creativo e la Cuba di oggi.
Alexander Beatón Galano (1968) sviluppa una ricerca sull’identità contemporanea, intesa come spazio di relazioni in continua trasformazione.
José Ramón Sánchez Leyva (1972) è un poeta razionale e istintivo, guidato dal suono delle parole e dal loro significato storico, sociale e politico.
Nati a Guantánamo, gli artisti si confrontano con una realtà segnata dalla presenza della base militare statunitense. Il loro pensiero apre però una riflessione più ampia sulla comunicazione, la convivenza e la possibilità di immaginare il futuro.
Marcello Simeone
Performance Io sono il tempo — giugno 2022
Luoghi
Parigi — Palais de Tokyo
Londra — Tate Modern
Madrid — Museo del Prado, Museo Reina Sofía, Museo Thyssen-Bornemisza
Venezia — Biennale Arte
Con la partecipazione di
Alexander Beatón Galano, Yasnai Ricardo Perez, Anna Pau, Beatrice, Davide Turi, Giovanna Farigu Simeone, José Ramón, Sánchez Guerra, Laila, Leonardo, Luciana Fronteddu, Manuela Mossa, Nicolas Chaveau Pegas, Norma Gomez Triana, Paolo Desogus, Pietro, Seriocha Sarmiento Perez, Simona Campus e Vittorio.
Per scoprire come funziona il progetto Occupy W.C., visita la pagina dedicata.